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Il piaceredell'ospitalità
Il borgo, uno dei quattro abitati che compongono il comune di
Giffoni Sei Casali, è stato di recente trasformato in un
elegante e raffinato paese-albergo, dove tutto vive
all'insegna della gentilezza e della più squisita accoglienza
Vi vedo smarriti? Dove dovete andare? Vi ci porto io, ma prima
'u vulite nu cafè?". Ogni volta che si arriva a Sieti -
piccolo borgo del Comune di Giffoni Sei Casali, nel cuore dei
Monti Picentini, tra la costa D'Amalfi e quella del Cilento -
la scena si ripete uguale.
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C'è sempre qualcuno che, prima ancora che il
turista lo chieda e in un misto di italiano e vernacolo
napoletano, si farà avanti per indicare la strada, dare le dritte
e addirittura offrire un caffè. Soprattutto quello delizioso alla
nocciola, perché alle nocciole tonde di Giffoni è legata la fama
gastronomica della zona. La parola d'ordine tra gli abitanti (poco
più di 700 persone a Sieti, 4500 nel totale; Giffoni Sei Casali è
composto da 4 frazioni chiamate Casali) è: accoglienza. A dare il
colpo d'accelleratore all'innato senso dell'ospitalità è stato
Rosario D'Acunto, sindaco del Paese e docente di Sociologia del
Turismo alla Sapienza di Roma, che ha avuto l'idea di trasformare
l'intero borgo di Sieti in un Paese Albergo, salvandolo così
dall'abbandono e dal degrado, e ha voluto addirittura un assessore
con delega all'Accoglienza. |
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il Comune è entrato di diritto a far parte dei
Borghi Autentici di Italia (associazione che include i borghi
dell'entroterra capaci di valorizzare il patrimonio edilizio
di qualità e quindi le proprie risorse turistiche senza
compromettere l'ambiente). "Abbiamo - spiega D'Acunto
-eleganti alloggi turistici ricavati in palazzi nobiliari e in
antichi conventi, come il Monastero di Maria Santissima del
Paradiso, detto Abate Conforti, con dodici residenze
turistiche, ma anche una forte rete di Bed & Breakfast. Non
solo a Sieti ma nell'intero comprensorio. Qui le famiglie sono
ben contente di dividere la propria casa con la gente di
passaggio, non per il guadagno in sé, ma perché, da queste
parti, essere ospitali è insito nel Dna di ciascuno". La
conferma viene da Don Luigi - come tutti qui lo chiamano,
anche se non è un prete ma il Don è la massima forma di
rispetto - o meglio Gigi Pennasilico, che è la sintesi della
vocazione all'accoglienza. Da alcuni anni ha aperto il palazzo
di famiglia, Palazzo Pennasilico (del XIV sec.), a pochi
fortunati ospiti. La sua elegante dimora (talvolta, su
richiesta, è visitabile anche per chi non vi soggiorna) è un
vero gioiello, ad iniziare dal grande portone d'ingresso, alla
monumentale scala del Settecento, alla cappellina di S.Antonio
con le reliquie di S.Donato Martire. |
Così i lavori sono già a buon
punto (anche se qua e là ci sono palizzate che coprono i
cantieri, gru e impalcature per i necessari adattamenti) per
dare un volto nuovo all'identità del borgo, ma anche degli
altri casali. Il tutto, ovvio, sotto la guida
dell'Amministrazione Comunale, una sorta d'abbraccio
protettivo che preserva il paese dagli scempi edilizi. Grazie
a tutto questo, |
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Ma la vera chicca è la "Stanza delle Alcove", una singolare
camera da letto divisa in due vani, dove i coniugi dormivano
separati. Le pareti sono decorate da racemi floreali di un
pallido verde. Al centro delle volte ci sono affreschi
raffiguranti la "Fede" per l'ambiente riservato all'uomo e la
"Speranza" per quello riservato alla donna.Per portare a casa
una visione da cartolina basta affacciarsi sulla terazza,
ricolma di
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fiori ed essenze odorose, da cui lo sguardo
spazia su tutti i monti Picentini, la valle, e giù fino al
mare. Gigi, che nei modi ricorda Eduardo De Filippo, è anche
una sorta di ufficio turistico in carne e ossa, nonché
archivio vivente delle vicende sietesi. Lui svela ai
visitatori le intimità del borgo, racconta i segreti del
vivere tranquillo di chi abita qui. Senza sovrapprezzi,
naturalmente, perché questo è un genere di passione che non
può essere mercificato. La gioia maggiore sta tutta nella
condivisione, ed è così per tutti gli altri abitanti, con la
semplicità del loro stile di vita. A conoscerli più a fondo,
affiora in ogni gesto e parola l'eco di antiche tradizioni che
difendono tenacemente. Qui, nel susseguirsi di palazzi
duecenteschi e rinascimentali (palazzo De Robertis, Nobile, De
Pastina) l'illusione di trovarsi in un'altra epoca è perfetta.
Tra le case con pietra a vista e stradine intricate che si
scoprono camminando, potrebbe benissimo apparire una dama o
cavaliere del medioevo da dietro un angolo: un posto magico e
segreto come suggerisce l'etimologia del nome. |
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tempi lenti (Giffoni Sei Casali potrebbe essere
la pubblicità del decalogo di Slow Food e la chiocciola, logo
dell'associazione che promuove vacanze e gastronomia lontano
dal turismo di massa, è anche il simbolo del Comune). Nei
pomeriggi assolati s'incontrano ai tavolini dell'unico bar
della piazzetta (Caffetteria del Borgo, dove Michele prepara
uno dei più buoni caffè alla nocciola della zona con panna),
anziani intenti a giocare a Tressette o a parlare di politica.
Sembra una foto d'epoca, dove tutto è ancora autentico. Non
solo il borgo di Sieti, ma tutto il Comune conserva un volto
austero e genuino, pur all'avanguardia sotto certi aspetti. Un
primato? Tutti hanno il kit per la raccolta differenziata (i
sacchetti vengono depositati a bordo strada nei giorni
stabiliti per il prelievo) e un abitante su 4 trasforma i
rifiuti in concime. Non a caso il paese ha guadagnato quattro
volte il Premio Riciclone di Legambiente. E ancora, l'arte
contemporanea a Giffoni Sei Casali si mescola con la storia.
"Nuovi corpi nei Casali" è l'iniziativa culturale che sta
dando vita a sculture installate qua e là che riescono a
integrarsi, o a dialogare per contrasto, con l'ambiente. Così
in piazza Metola, di fianco al Palazzo Fortunato (il trisavolo
di Giustino Fortunato ha natali sietini e lo stesso
meridionalista era molto legato al paese) è stata collocata
l'opera Il Pettine di Poppea, realizzata in ferro dipinto, e
nel Giardino delle Acque lustrali fa bella mostra di sé La
Sorgente, in acciaio e rame.
di Isa Grassano
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Pare che derivi da
segetum, deformato in segeti, "segreto", appunto, perché fu
fondata dalle popolazioni picentine che si nascondevano per
sfuggire ai romani. La dimensione che si vive è quella umana,
la gente si conosce tutta e si ferma volentieri a parlare.
Bastano poche ore per essere coinvolti in un'atmosfera
ovattata e lasciarsi andare a ritmi naturali e |
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