colline
 
Articolo di Isa Grassano - foto di Marco Scataglini da: I Viaggi di Repubblica

Il piaceredell'ospitalità
Il borgo, uno dei quattro abitati che compongono il comune di Giffoni Sei Casali, è stato di recente trasformato in un elegante e raffinato paese-albergo, dove tutto vive all'insegna della gentilezza e della più squisita accoglienza Vi vedo smarriti? Dove dovete andare? Vi ci porto io, ma prima 'u vulite nu cafè?". Ogni volta che si arriva a Sieti - piccolo borgo del Comune di Giffoni Sei Casali, nel cuore dei Monti Picentini, tra la costa D'Amalfi e quella del Cilento - la scena si ripete uguale.
 




















C'è sempre qualcuno che, prima ancora che il turista lo chieda e in un misto di italiano e vernacolo napoletano, si farà avanti per indicare la strada, dare le dritte e addirittura offrire un caffè. Soprattutto quello delizioso alla nocciola, perché alle nocciole tonde di Giffoni è legata la fama gastronomica della zona. La parola d'ordine tra gli abitanti (poco più di 700 persone a Sieti, 4500 nel totale; Giffoni Sei Casali è composto da 4 frazioni chiamate Casali) è: accoglienza. A dare il colpo d'accelleratore all'innato senso dell'ospitalità è stato Rosario D'Acunto, sindaco del Paese e docente di Sociologia del Turismo alla Sapienza di Roma, che ha avuto l'idea di trasformare l'intero borgo di Sieti in un Paese Albergo, salvandolo così dall'abbandono e dal degrado, e ha voluto addirittura un assessore con delega all'Accoglienza.


il Comune è entrato di diritto a far parte dei Borghi Autentici di Italia (associazione che include i borghi dell'entroterra capaci di valorizzare il patrimonio edilizio di qualità e quindi le proprie risorse turistiche senza compromettere l'ambiente). "Abbiamo - spiega D'Acunto -eleganti alloggi turistici ricavati in palazzi nobiliari e in antichi conventi, come il Monastero di Maria Santissima del Paradiso, detto Abate Conforti, con dodici residenze turistiche, ma anche una forte rete di Bed & Breakfast. Non solo a Sieti ma nell'intero comprensorio. Qui le famiglie sono ben contente di dividere la propria casa con la gente di passaggio, non per il guadagno in sé, ma perché, da queste parti, essere ospitali è insito nel Dna di ciascuno". La conferma viene da Don Luigi - come tutti qui lo chiamano, anche se non è un prete ma il Don è la massima forma di rispetto - o meglio Gigi Pennasilico, che è la sintesi della vocazione all'accoglienza. Da alcuni anni ha aperto il palazzo di famiglia, Palazzo Pennasilico (del XIV sec.), a pochi fortunati ospiti. La sua elegante dimora (talvolta, su richiesta, è visitabile anche per chi non vi soggiorna) è un vero gioiello, ad iniziare dal grande portone d'ingresso, alla monumentale scala del Settecento, alla cappellina di S.Antonio con le reliquie di S.Donato Martire.

Così i lavori sono già a buon punto (anche se qua e là ci sono palizzate che coprono i cantieri, gru e impalcature per i necessari adattamenti) per dare un volto nuovo all'identità del borgo, ma anche degli altri casali. Il tutto, ovvio, sotto la guida dell'Amministrazione Comunale, una sorta d'abbraccio protettivo che preserva il paese dagli scempi edilizi. Grazie a tutto questo,


Ma la vera chicca è la "Stanza delle Alcove", una singolare camera da letto divisa in due vani, dove i coniugi dormivano separati. Le pareti sono decorate da racemi floreali di un pallido verde. Al centro delle volte ci sono affreschi raffiguranti la "Fede" per l'ambiente riservato all'uomo e la "Speranza" per quello riservato alla donna.Per portare a casa una visione da cartolina basta affacciarsi sulla terazza, ricolma di


fiori ed essenze odorose, da cui lo sguardo spazia su tutti i monti Picentini, la valle, e giù fino al mare. Gigi, che nei modi ricorda Eduardo De Filippo, è anche una sorta di ufficio turistico in carne e ossa, nonché archivio vivente delle vicende sietesi. Lui svela ai visitatori le intimità del borgo, racconta i segreti del vivere tranquillo di chi abita qui. Senza sovrapprezzi, naturalmente, perché questo è un genere di passione che non può essere mercificato. La gioia maggiore sta tutta nella condivisione, ed è così per tutti gli altri abitanti, con la semplicità del loro stile di vita. A conoscerli più a fondo, affiora in ogni gesto e parola l'eco di antiche tradizioni che difendono tenacemente. Qui, nel susseguirsi di palazzi duecenteschi e rinascimentali (palazzo De Robertis, Nobile, De Pastina) l'illusione di trovarsi in un'altra epoca è perfetta. Tra le case con pietra a vista e stradine intricate che si scoprono camminando, potrebbe benissimo apparire una dama o cavaliere del medioevo da dietro un angolo: un posto magico e segreto come suggerisce l'etimologia del nome.


tempi lenti (Giffoni Sei Casali potrebbe essere la pubblicità del decalogo di Slow Food e la chiocciola, logo dell'associazione che promuove vacanze e gastronomia lontano dal turismo di massa, è anche il simbolo del Comune). Nei pomeriggi assolati s'incontrano ai tavolini dell'unico bar della piazzetta (Caffetteria del Borgo, dove Michele prepara uno dei più buoni caffè alla nocciola della zona con panna), anziani intenti a giocare a Tressette o a parlare di politica. Sembra una foto d'epoca, dove tutto è ancora autentico. Non solo il borgo di Sieti, ma tutto il Comune conserva un volto austero e genuino, pur all'avanguardia sotto certi aspetti. Un primato? Tutti hanno il kit per la raccolta differenziata (i sacchetti vengono depositati a bordo strada nei giorni stabiliti per il prelievo) e un abitante su 4 trasforma i rifiuti in concime. Non a caso il paese ha guadagnato quattro volte il Premio Riciclone di Legambiente. E ancora, l'arte contemporanea a Giffoni Sei Casali si mescola con la storia. "Nuovi corpi nei Casali" è l'iniziativa culturale che sta dando vita a sculture installate qua e là che riescono a integrarsi, o a dialogare per contrasto, con l'ambiente. Così in piazza Metola, di fianco al Palazzo Fortunato (il trisavolo di Giustino Fortunato ha natali sietini e lo stesso meridionalista era molto legato al paese) è stata collocata l'opera Il Pettine di Poppea, realizzata in ferro dipinto, e nel Giardino delle Acque lustrali fa bella mostra di sé La Sorgente, in acciaio e rame.

di Isa Grassano
Pare che derivi da segetum, deformato in segeti, "segreto", appunto, perché fu fondata dalle popolazioni picentine che si nascondevano per sfuggire ai romani. La dimensione che si vive è quella umana, la gente si conosce tutta e si ferma volentieri a parlare. Bastano poche ore per essere coinvolti in un'atmosfera ovattata e lasciarsi  andare a ritmi naturali e