DISCIPLINARE PER LA DEFINIZIONE DI STANDARDS INTERNAZIONALI PER
L'OTTENIMENTO DEL MARCHIO
"PIZZA NAPOLETANA"
Art. 1 E' riconosciuta la "denominazione di origine controllata" del
prodotto tipico "pizza napoletana", il cui uso è riservato ai due tipi
di pizza marinara (pomodoro, olio, origano e aglio) e margherita
(pomodoro, olio, mozzarella, formaggio e basilico) aventi i requisiti
fissati con il presente decreto, con riguardo ai metodi di lavorazione
ed alle caratteristiche organolettiche e merceologiche del prodotto
finito e derivanti dalla materia prima e dai metodi di preparazione e
cottura.
Art. 2 Il prodotto tipico "pizza napoletana" deve avere le seguenti
caratteristiche nelle sue due varianti:
a) marinara: supporto di pasta condita con pomodoro, olio, aglio,
origano e sale.
b) margherita: supporto di pasta condita con pomodoro, mozzarella o
fior di latte, olio, sale e basilico.
Art. 3 I prodotti che dovranno essere utilizzati per la produzione della
"pizza napoletana" dovranno avere le caratteristiche che vengono
riportate nel presente disciplinare.
Impasto:La tecnica di impasto utilizzata è riconducibile al sistema
diretto. Tutta l'acqua necessaria viene posta nell'impastatrice e si
aggiungono in successione il sale ed il lievito (stemperato
direttamente nell'impastatrice); si avvia la macchina e si aggiunge la
farina a pioggia sino al raggiungimento della consistenza desiderata
(punto di pasta). L'introduzione della farina per evitare la
formazione di grumi dura circa 10 minuti; l'impasto viene quindi
lavorato per 30 minuti (ossidazione).
Per garantire l'uniformità del prodotto, al variare delle
condizioni stagionali, sarebbe consigliabile l'uso di celle di
fermentazione a temperatura ed umidità controllabili.
Le impastatrici utilizzate sono, in genere, del tipo a "forcella"
o a "spirale" a doppia velocità: adatte quindi alla realizzazione di
impasti medio-duri o teneri. L'impastatrice a spirale rispetto a
quella a forcella consente una minore aerazione (ossidazione)
dell'impasto e sviluppa una maggiore quantità di calore. L'uso delle
impastatrici a "bracci tuffanti" consentirebbe tempi di lavorazione
più brevi ed un'ottima aerazione dell'impasto. Una eccessiva
lavorazione (con il conseguente riscaldamento meccanico) comporta
"incordatura" dell'impasto cioè l'organizzazione sotto forma di fibra
della maglia glutinica con grave pregiudizio delle proprietà
meccaniche.
Componenti:
Farina
I campioni di farina 00 prelevati, come detto all'inizio,
presentavano un buono stato di conservazione (valutato sulla base del
grado di acidità) e valori di umidità nei limiti della vigente
normativa. In quei casi in cui le farine 00 risultavano mescolate con
farine di forza, le analisi chimiche e merceologiche sono state
effettuate sulla miscela realizzata in base alle percentuali indicate.
Lievito:dovrà essere utilizzato un lievito di birra fresco di uso
casalingo in confezioni da 25 - 500 grammi (Saccharomices cerevisiae)
(D.M. 21/03/1973 e 18/06/1996).
Sale:dovrà essere utilizzato sale marino
Dosi di impasto
Si riporta un valore dei vari ingredienti ottimale raccomandato
rapportato a litro di acqua.
Acqua = 1 lt - sale =50 g - Lievito =5 g
- Farina = 1,8 Kg
Tempo di impasto = 10 minuti per agg. farina 20 minuti lavorazione (deve raggiungere il punto di pasta)
Lievitazione=in macchina o madia legno 4 h -
"Staglio"= in panetti 180 g circa -Lievitazione = in cassette legno 1 h
Temperatura = ambiente (T: 25 °C) -
Umidità =
Conservazione = 2-3 ore temperatura ambiente
L'impasto, a fine lavorazione, tolto dall'impastatrice e posto a
riposare su di un marmo o in una madia di legno, viene ricoperto da un
panno umido onde evitare l'indurimento della superficie per
evaporazione. L'impasto risulta "grasso" all'aspetto e "liscio" al
tatto; dal punto di vista delle proprietà meccaniche risulta "molto
estensibile" e "poco elastico".
L'impasto viene quindi sagomato (formatura o staglio) sotto forma
di palline di 180 grammi circa con una tecnica che ricorda la
preparazione delle mozzarelle (mozzatura).
Caratterizzazione dell'impasto durante la lievitazione
Temperatura di fermentazione 25 °C
pH finale dell'impasto (8 ore) 5,871
A.T.T. a 8 ore di lievitazione 0,14
Densità 0,79 g/cc (+ 34 %)
Olio
- La preparazione della pizza prevede l'aggiunta di uno strato di
olio sopra gli ingredienti disposti nella zona centrale in modo da
consentirne una cottura uniforme, evitando la perdita di umidità e dei
componenti volatili e permettendo la formazione di bolle di aria solo
nel bordo esterno della pizza (il cosiddetto "cornicione").
Nonostante che la temperatura e la durata della cottura per la
pizza non siano drastiche, la scelta dell'olio da utilizzare ricade su
quello con maggiore resistenza alla ossidazione e con stabilità ad
alte temperature, cioè sull'olio di oliva.
L'olio di oliva ottenuto da pressione a freddo che non ha subito
processi di raffinazione, cioè l'olio extra vergine e quello vergine,
contiene inalterati gli antiossidanti naturali quali i tocoferoli.
Pertanto l'olio che si presta meglio alla cottura è l'olio di oliva,
in particolare l'extravergine.
L'olio extra vergine di oliva da utilizzare nella preparazione
della pizza deve essere assenti da difetti, alla analisi sensoriale
prevista dal Panel Test. In particolare sono da escludere quelli con
gusto grossolano o particolarmente amaro, retrogusto aspro-pungente, flavor cetriolo o cotto o rancido o riscaldo o vecchio.
Tra gli oli extra vergini di produzione regionale risultano perticolarmente adatti quelli dal flavor fruttato o mandorlato,
entrambi preferibili dolci piuttosto che amari.
Tra gli extra vergini che risultano accettabili al Panel Test,
quelli che potrebbero comunque incontrare diffidenza da parte dei
pizzaioli sono dal flavor particolarmente intenso di fruttato (tipico
di alcuni oli pugliesi) o di foglia verde e/o erba (tipo degli oli
calabresi).
Si consiglia l'uso di
olio extra vergine di oliva di produzione Campana del flavor fruttato
o mandorlato.
Pomodoro - L'utilizzazione del pomodoro fresco, anche se auspicabile specie
in regioni nelle quali la sua produzione raggiunge buoni livelli sia
quantitativi che qualitativi, non viene, in genere, utilizzato perchè
risulta con elevato contenuto in acqua. D'altra parte, il tempo di
"campagna" del pomodoro garantirebbe l'utilizzazione del prodotto solo
per un limitato e ben definito periodo dell'anno.
Riteniamo, pertanto, che possa e debba essere utilizzato un
prodotto presente sul mercato in ogni periodo dell'anno e che non
presenti un elevato grado di variabilità nell'arco di uno stesso anno
di produzione o tra un anno e l'altro.Il pomodoro, specie se sotto forma di pelati dovrà, per il
possibile, essere sgocciolato e poi frantumato ed omogeneizzato a
mano.
Il pomodoro che, sulla base del presente disciplinare, dovrà
essere utilizzato nella preparazione della "pizza napoletana" è il
"pomodoro S. Marzano". La denominazione di "pomodoro S. Marzano" senza
altra qualificazione è riservata al pomodoro ottenuto dall'ecotipo S:
Marzano nell'Agro Sarnese-Nocerino. Possono concorrere alla produzione
di detto pomodoro, linee ottenute a seguito di miglioramento genetico
dell'ecotipo S. Marzano sempre che siano state coltivate nell'ambito
di un territorio esattamente definito.
Per la preparazione della "pizza napoletana" è opportuno l'uso di
pomodori in pezzi. In tal caso, fermo restando tutto quanto
specificato precedentemente e l'uso esclusivo di pomodoro S. Marzano
dell'Agro Sarnese-Nocerino, i pezzi dovranno avere un calibro di 8 mm
di lato.
E' consentita l'aggiunta di succo di pomodoro, succo di pomodoro
parzialmente concentrato, semiconcentrato di pomodoro ottenuto
esclusivamente da frutti di pomodoro S. Marzano dell'Agro
Sarnese-Nocerino.
Un discorso completamente a parte merita l'uso dei pomodorini di
Corbara o il pomodorino "tondo col pizzo" delle pendici del Vesuvio e
Monte Somma (il "piennolo" napoletano); si tratta, infatti, di un tipo
di pomodoro prodotto, in genere, in regioni collinari, a basso
contenuto d'acqua. E' possibile l'approvvigionamento del prodotto
fresco o conservabile appeso, negli stessi locali della pizzeria, in
ogni periodo dell'anno.
Mozzarella - E' consentito l'uso esclusivamente di "Mozzarella di Bufala
Campana".
Le caratteristiche della "Mozzarella di Bufala Campana" sono
quelle riportate nel Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri 10
maggio 1993, confermato nel decreto CEE di attribuzione del marchio
DOP.
Formaggio - Nella storia della "pizza", probabilmente, il formaggio "tipico"
che veniva utilizzato era il "caciocavallo" invecchiato e grattugiato.
Altro possibile formaggio "tipico" da pizza era il "pecorino".
Nella formulazione della ricetta della pizza è entrata nell'uso
l'utilizzazione del "parmigiano reggiano" e del "grana padano" da soli
o miscelati con pecorino.
In genere viene utilizzato il "parmigiano reggiano" o il "grana
padano" unitamente alla "mozzarella", mentre si preferisce utilizzare
il "pecorino" solo o miscelato ad uno dei due precedenti nel caso che
nella formulazione della ricetta entri il fior di latte.
Comunque riteniamo che il formaggio non debba essere messo sulla
pizza napoletana.
Basilico -
Aglio -
Origano
3.Tecnica di preparazione
Impasto:
Su un piano di marmo verrà posto il panetto cresciuto e, aiutandosi
con un poco di farina, per evitare che parte della pasta possa aderire
al piano di lavoro, con un movimento dal centro verso la periferia, la
pasta verrà stesa fino a raggiungere uno spessore al centro di 1
centimetro. Questo lavoro con le mani in funzione dell'abilità del
pizzaiolo determinerà lo spostamento dell'aria, contenuta nelle
alveolature della pasta, verso la periferia del disco, che resterà più
gonfio. Sarà quest'ultimo che, a termine di lavorazione, darà il così
detto "cornicione" che manterrà gli ingredienti all'interno (fig.
18-21).
E' esclusa, per la preparazione della pizza napoletana l'uso di
strumenti per la stesura come macchine a disco o matterello di legno.
L'uso, infatti, di tali strumenti determinerà il non omogeneo
spostamento dell'aria dell'alveolatura; si otterrà, quindi, la
formazione al centro del disco, di una zona stratificata di pasta,
divisa da aria nell'intercapedine.
Guarnizione:marinara-pomodoro g 30-olio extra vergine di oliva g 7
-
aglio 1 spicchio -
origano 0,5 g (un pizzico)
sale quanto basta
Con una "cucchiaia" di legno si deposita il pomodoro al centro del
disco di pasta e, con movimento rotatorio, si provvede a distenderlo
uniformemente in tutta la zona centrale.
Lo spicchio d'aglio, privo della corteccia dura, viene tagliato in
fettine sottili con un "raschietto"; le fettine vengono sparse sulla
superficie del pomodoro.
L'origano e il sale vengono distribuiti sulla superficie del
pomodoro con movimento ordinato, facendo in modo che la distribuzione
sia la più omogenea possibile.
L'olio extra vergine di oliva viene deposto con movimento a
spirale, partendo dal centro verso la periferia, utilizzando un orciuolo in rame con becco sottile.
margherita classica-
pomodoro g 30 -
olio extra vergine di oliva g 7 -
mozzarella di bufala g 50
basilico un ciuffetto -
sale quanto basta
oppure
pomodoro g 30 -
olio extra vergine di oliva g 7 -
fior di latte g 50 -
pecorino g 10 -
basilico un ciuffetto
sale quanto basta
Con una "cucchiaia" di legno si deposita il pomodoro al centro del
disco di pasta e, con movimento rotatorio, si provvede a distenderlo
uniformemente in tutta la zona centrale.
La mozzarella o il fior di latte, tagliati in pezzetti non molto
spessi, verranno distribuiti uniformemente sulla superficie del
pomodoro.
Il formaggio, se usato, verrà sparso sulla superficie della pizza
con movimento rotatorio in modo che sia sparso uniformemente.
Il sale, a seconda del gusto, verrà sparso uniformemente sulla
superficie della pizza.
L'olio extra vergine di oliva viene deposto con movimento a
spirale, partendo dal centro verso la periferia, utilizzando un orciuolo in rame con becco sottile.
margherita "extra" -
pomodoro g 20 -
pomodorini freschi "Corbara" o "col pizzo" -
(piennolo) g 60
olio extra vergine di oliva g 7 -
mozzarella di bufala g 80 -
basilico un ciuffetto -
sale quanto basta
Con una "cucchiaia" di legno si deposita il pomodoro al centro del
disco di pasta e, con movimento rotatorio, si provvede a distenderlo
uniformemente in tutta la zona centrale.
La mozzarella, tagliata in pezzetti non molto spessi, verrà
distribuita uniformemente sulla superficie del pomodoro.
I pomodorini verranno prima spezzati con le mani, quindi disposti
uniformemente sullo strato di mozzarella.
Il sale, a seconda del gusto, verrà sparso uniformemente sulla
superficie della pizza.
L'olio extra vergine di oliva viene deposto con movimento a
spirale, partendo dal centro verso la periferia, utilizzando un orciuolo in rame con becco sottile.
L'interposizione del pomodoro tra il disco di pasta e lo strato di
mozzarella Ë essenziale per impedire che dal contatto tra i
carboidrati presenti nella farina e le proteine presenti nella
mozzarella al calore possano generarsi complessi di Maillard, dannosi
e che potrebbero alterare il sapore della pizza.
Cottura: Prima di poter parlare della cottura della "pizza napoletana", ci
sembra essenziale descrivere sia il forno che gli attrezzi necessari
non solo dal punto di vista della memoria storica, o, come direbbe
qualcuno, del folclore.
Il forno così come utilizzato e tramandato dalla storia delle
pizzerie napoletane rappresenta parte integrante del disciplinare, perchè, solo se cotta in un forno a legna come verrà descritto in
seguito, la pizza potrà conservare le sue caratteristiche salienti in
qualsiasi parte del mondo venga preparata.
Il forno: Il forno da utilizzare per la cottura della pizza è il forno a
legna tipico delle pizzerie di Napoli e della Campania. Esso Ë costituito da una base di mattoni refrattari e da una
cupola anch'essa di materiali refrattari.
Il forno viene preriscaldato utilizzando legna che non dia fumo o
odori che potrebbero modificare l'aroma della pizza stessa (quercia e
ulivo).
Le pizze verranno deposte con la pala in legno distribuite nella
zona del forno dove non c'è legna che arde; il pizzaiolo, utilizzando
la pala in acciaio provvederà a spostare le pizze sia come posizione,
sia ruotandole in modo da farle cuocere in maniera uniforme.
Le pale:
Normalmente le pale sono due:
pala in legno: serve per infornare la pizza. Il pizzaiolo cosparge la
pale con un poco di farina, per consentire il facile scivolamento
della pizza dalla pala nel forno. Questo avviene con un rapido colpo
di polso, tenendo la pala ad un angolo di 20-25° rispetto al piano del
forno stesso.
pala in acciaio: serve a spostare la pizza nel forno e a sfornarla
dopo la cottura.
La temperatura:Le temperature che vengono raggiunte nel forno a legna sono
piuttosto alte; esse oscillano tra i 450 e i 485 °C. La temperatura di esercizio viene raggiunta preventivamente,
accendendo il forno alcune ore prima dell'inizio della preparazione
delle pizze. In genere si ritiene raggiunta questa temperatura quando
il soffitto scuro assume prima un colore rossastro e successivamente
bianco.
La cottura avviene direttamente sulla platea del forno e la pizza
viene rigirata in modo da esporre l'intera superficie al calore
raggiante.
In qualche caso il pizzaiolo aumenta la temperatura interna del
forno mediante l'aggiunta di "pampuglia" di legno che consente di
ottenere una rapida fiammata ed un istantaneo innalzamento della
temperatura.
Aspetto finale della pizza
La pizza a fine cottura presenta un cornicione regolare, gonfio,
privo di bolle e bruciature, di colore dorato e dal profumo
caratteristico di pane; la parte centrale risulta morbida (in quanto
il condimento ostacola l'evaporazione).
La pizza è agevolmente ripiegabile su se stessa (a libretto o a
portafoglio).
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